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Vendesi

Posted by on Mar 30, 2011 in Me, myself | 6 comments

È che io dovrei scrivere appena mi succedono le cose, non dopo, ché dopo passa il tempo e finisce tutto a tarallucci e vino. Stamattina mi sono incavolata, per esempio, ed è una cosa rara. Vorrei farmi tornare l’incazzatura di stamattina, ma non ci riuscirò mai, neanche se adesso i gatti mi pisciassero sul parquet riuscirei ad incazzarmi, è che è notte e sono stanca, capitemi.

Invece stamattina ero incazzata.  Ieri mi arriva una mail da un’azienda che ha preso il mio nominativo dalla banca dati dell’Università e mi propone un colloquio. Vogliono espandere il reparto commerciale e ricercano un account.  A parte che ogni volta che scrivono account su un annuncio di lavoro, da qualche parte nel mondo, un orsetto si suicida. Commerciale e account sono due parole che insieme possono significare solo una cosa: vendita.

Io però ho chiamato eh, volevo quasi prendere un appuntamento per un colloquio, ma la segretaria mi ha detto subito così, per telefono, che si trattava di vendere spazi pubblicitari. E allora mi sono detta, col cazzo.

Prima considerazione: cosa spinge un’azienda ad usare il database universitario come se fosse il settimanale con le inserzioni di lavoro?  Per carità, la vendita è un lavoro di tutto rispetto e penso anche che non sia roba che possono fare tutti, bisogna avere delle capacità non indifferenti. Però, ecco, non credo che la massima aspirazione di un neo laureato sia quella di convincere potenziali clienti di quanto sia bello mettere una pubblicità proprio in quel tabellone sulla tangenziale, oppure  quella di telefonare a casa della gente, a ora di cena, per proporre un’assicurazione sulla vita, facendosi mandare a fare in culo col boccone in bocca. Diciamocelo, questi puntano sulla disperazione, sull’eccellenza e la disperazione di non avere alternative. Perché se uno avesse alternative, col cazzo, appunto.

Seconda considerazione: io mica saprei vendere. Appena ho chiuso il telefono con la segretaria, mi sono vista al centralino, in procinto di fare una telefonata ad un pinco pallino qualsiasi. Io il Sig. Moretti non lo conosco, ma leggo il suo cognome e me lo immagino. Sono le 13.30 e adesso avrà appena finito di mangiare, forse riposa, forse va di fretta che deve rientrare in ufficio e io mo lo disturbo con la promozione della wind, no, non posso. E se mi risponde la moglie? Magari stava lavando i piatti e le ho fatto asciugare le mani per rispondere al telefono, che magari stava in un’altra stanza, magari hanno un cordless e le ho fatto salire pure le scale perché la figlia l’ha lasciato in cameretta, al piano di sopra. No, non saprei vendere. E se facessi la promoter al supermercato so già che ci resterei troppo male se nessuno volesse assaggiare le nuove merendine Motta e mi metterei lì, in un angolo, a strafogarmele tutte io, per riempire il mio vuoto interiore.

Terza considerazione: non c’è, ma quando mai un elenco numerato si ferma al due? Non si è mai visto.

Domani inizio le lezioni di canto, in quello sì che sono brava. Non nel canto, nel trovarmi hobby e passioni verso cui far confluire i miei già esigui risparmi.

Diventerò una star e, a quel punto, l’unica cosa che venderò saranno le mie foto osè ai rotocalchi scandalistici.

6 Comments

  1. che tristezza :(
    comunque io qualche merendina della motta l’assaggerei volentieri.
    tristezza ma con merendina :(
    sigh sob

  2. La vendita (a quei livelli) non poggia su grosse basi culturali. A parere mio, è attitudine. C’è una tizia che conosco, ha la terza media … beh, lavora per una nota azienda di aspirapolveri e, nel giro di un mese, è arrivata a (scusa il termine) pisciare in testa ai laureati in fatto di vendite. A me fan ridere quelli che se la spacciano sulle loro competenze fuffaiole e poi, quando glielo chiedi, non ti sanno nemmeno dire che lavoro fanno. Detto ciò, ho il massimo rispetto per i comunicatori. Il mio “moroso” rientra nella categoria, e a volte ho la sensazione di essere fidanzata con l’enciclopedia Treccani, tanto ne sa. In barba a chi ancora usa il termine “scienze delle merendine”.

    • Anch’io conosco tantissimi bravi venditori, che saprebbero piazzare anche un’intera cantina di Tavernello ad un enologo professionista.
      Come tutti i lavori serve attitudine e tecnica, ma una cosa è certa, non è il lavoro che fa per me…io non ho Treccani, al massimo uno e mezzo, ma penso proprio di meritarmi di più :)

      Cmq benvenuta nel mio blogghe, mettiti comoda, vado a farti il caffè ;)

  3. quindi la mia consorte potrebbe avere un futuro da commerciale o account qualcosa, visto che sei passata ;)

    a parte ciò, io mi sento già “il male assoluto” quando devo infiocchettare un po’ la realtà o rigirare qualche frittata per non far fare troppo brutta figura a chi devo, lavorativamente parlando, figuriamoci a fare il commerciale et simili!

    • Anch’io nell’infiocchettamento sono abbastanza negata, non so fare neanche i pacchi regalo, per dire ;)
      Sara invece ha un futuro, sì.
      Grazie di essere passato! ;D

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