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Persi di vista

Posted by on Apr 3, 2012 in Me, myself | 27 comments

Giuliano, Miki e Rama sono tre nomi propri di persona, maschili. Gli ultimi due potrebbero essere anche femminili, ma io vi dico che sono maschili, credetemi sulla parola.
Perché io con questi tre tipi ci ho parlato, per ore e giorni, e di qualcuno mi sono anche innamorata, forse.

Posso iniziare con era il lontano 1998? Perché a me pare che il 1998 sia lontanissimo, che venga proprio da un’altra vita. Nel ’98 io avevo quindici anni ed ero nel clou della depressione adolescenziale, quella che ti fa vedere tutto nero e che ti fa rifugiare in realtà parallele, tipo la musica metal, i libri di Daniel Pennac o i telefilm in cui i protagonisti osano baciarsi con la lingua solo alla puntata duecento della quinta serie. Io questi rifugi li ho praticati tutti, però ne avevo pure un altro, il rifugio notturno della chat.

Non ho mai nascosto di essere una chattatrice accanita, un’amante dello scritto sincronizzato, ancora adesso faccio le due di notte, e il tic tac tic tac che si sente nel silenzio della casa non è l’orologio della cucina, ma la tastiera del mac. Comunque adesso non chatto più per evadere, ma solo per il piacere di sentire persone che durante il giorno non riesco a sentire, ecco. E poi qua non si parla di me, io voglio parlare di tre persone scomparse. Cioè, sicuramente adesso loro saranno da qualche parte, ma sono scomparse dalla mia vita, da anni, e io sono seriamente affranta da questa cosa, perché non mi piace perdere le persone per strada, come se ti cadessero dalle tasche bucate.

Giuliano è romano. L’ho conosciuto su un canale di IRC e sicuramente mi ha contattato lui, perché io non facevo mai la prima mossa, ché avevo sempre paura di disturbare (‘sta fissa ce l’ho ancora). Di Giuliano ricordo anche il cognome, perché è il primo tra i cognomi più diffusi in Italia; chissà quanti Giuliano Rossi di Roma esistono, lui era uno di quelli. Ecco, con lui mi piaceva tantissimo parlare, era uno di quei tipi divertenti, a posto, andava all’università, il padre era un medico. Potrei chiamare tutti i medici Rossi romani e chiedere di Giuliano! Ok, per un attimo c’ho pensato, ma forse non è il caso, magari si è sposato, c’ha la moglie gelosa e valle a spiegare che è solo perché sono una persona particolarmente attaccata ai ricordi, però l’idea faceva molto film di spionaggio, peccato. Insomma, con Giuliano ci siamo scambiati il numero di telefono, quasi subito. Il suo primo messaggio è stato 27. Proprio così, ventisette, punto. Era il voto che aveva preso ad un esame. E io gli avrò scritto qualcosa tipo braaaaavoooo con millemila a e millemila o, perché della “coppia” sono sempre stata quella più espansiva, lui era il duro, un tipo di poche parole, di quelli che si lasciano sempre desiderare, fino a quando si è lasciato desiderare troppo, nel senso che è sparito e su IRC non l’ho più trovato e agli sms non rispondeva e manco alle chiamate. Penso che sia stato l’unico che mi abbia, come dire, mollata. Forse è per questo che me lo ricordo così bene, vabbè.

Gli amici lo chiamavano Rama, da Ramazzotti o Ramadori, non me lo ricordo più, perché a lui ho spezzato il cuore io, invece. Con Rama ci siamo conosciuti su ICQ. Uno di quei ragazzi buoni, che ti fa i complimenti, che non fa lo stronzo e con il quale puoi parlare del più e del meno e sentirti a tuo agio, senza dover dimostrare niente. Rama era un ragazzo sensibile, forse anche perché aveva qualche problema in famiglia, coi genitori. Infatti dovevamo anche vederci, avevamo deciso la data, il luogo, io ero emozionatissima, lui pure e poi non se n’è fatto più niente (dico per fortuna, a posteriori). No, perché con Rama ci sentivamo un sacco al telefono, mi chiamava sempre sul cellulare, la sera. E un giorno mi ha detto ti amo e io, dopo un attimo di suspance, gli ho detto anch’io, ma non era mica vero. E ogni volta che qualcuno mi chiede se ho mai detto ti amo senza pensarlo davvero, mi viene in mente sempre lui. E poi anche un paio di altre persone, ma questo non c’entra, adesso. Io e Rama però non ci siamo mai visti, neanche in foto. Cioè, lui a me sì e io a lui no, perché non aveva la cam. Poi ha comprato la cam e si è scattato una foto, la foto ce l’ho ancora qui, nella cartella “chat”, sottocartella di “ricordi”. E la storia finisce qui, perché così è finita. Chiudete il sipario, grazie.

Dei tre, Miki è il più vecchio, l’ho conosciuto su C6 ed abbiamo parlato per un sacco di tempo. Io un po’ lo trovavo noioso, ma non gliel’ho mai detto. Lui, secondo me, un po’ si era innamorato, ma non me l’ha mai detto. Un giorno mi ha mandato una foto, in bitmap, mi ricordo. E me lo ricordo perché il mio catorcio di pc, insieme al catorcio di connessione analogica, ci ha messo un secolo ad aprirla, e io la vedevo apparire piano piano, si apriva come una saracinesca, e intanto io trepidavo, e poi quando l’ho visto ci sono rimasta pure male, ché me lo immaginavo diverso, non più bello, solo diverso. Non so perché, io le persone me le immagino sempre diverse e poi ci resto un po’ così, come quando vedo i film dopo aver letto i libri da cui sono tratti. Nella foto c’era lui con la chitarra e il suo cane. Miki suonava la chitarra e ascoltava i Simon and Gurfunkel, che io non sapevo manco chi fossero, proprio, fino a quando non me li ha fatti ascoltare lui, al telefono. A casa mia, il telefono stava in soggiorno, in una zona di passaggio scomodissima perché due persone potessero dirsi le cose sdolcinate e allora io, a Miki, gli telefonavo di nascosto da casa di mia nonna, che il telefono ce l’aveva nella sala, mi chiudevo la porta dietro e stavo le ore. Parlava quasi sempre lui, mi raccontava di Stresa, dove viveva, della musica, dei libri. Un giorno mi ha detto l’hai letto Norwegian Wood di Murakami? E io gli ho detto di no e lui me l’ha regalato il giorno del mio compleanno e a me è arrivato per posta, tutto imballato nella carta con le bolle da scoppiare. Il libro io ce l’ho ancora, ogni tanto lo riapro e rileggo la piccola dedica di Miki con l’inchiostro blu. E sorrido. Sorrido di tutto, anche di tutte le altre persone delle quali non mi è rimasto niente, almeno niente che si possa toccare.

27 Comments

  1. Anche a me capita ogni tanto di pensare a gente conosciuta nei modi più disparati e magari persa di vista. E’ come se restasse quel che di tenerezza indefinibile dentro al cuore… il tutto dovuto al fatto che il tempo passa e noi ce ne rendiamo poco conto. Almeno io :)

    • Pure io. Tipo se penso che da quella dedica sono passati 12 anni, ho dei mancamenti :D

  2. ma sniff.. cioè, su uno che si fa chiamare rama qualcu dubbio rimane, ma sniff..
    Chattomane. Io ho smesso, adesso ci sto lo stesso delle ore, ma chiedo per favore di non parlarmi in pvt XD

    • No, bastax, io e te solo commenti pubblici asincroni :)
      (Comunque io, se fossi in te, non sfotterei i nick degli altri, eh) :D

  3. Ma che bel post :D
    Capita anche a me, ogni tanto, di ripensare alle persone che si sono perse per strada…e ce ne sono davvero tante! A volte ci resto un pò male e mi deprimo, ma poi penso che è stato comunque un piacere (mica poi per tutte eh) conoscerle e amen…una magra consolazione, lo so, ma quando il tempo e le distanze sono infiniti c’è poco da fare…
    Però ti dirò un segreto: io, in un angolino nascosto del mio cuore, ho sempre la speranza che alcuni di loro possano tornare! Se capiterà ne sarò strafelice, altrimenti mi ero preparato al peggio.
    Buona giornata ;)

    • Sai che anch’io spero che qualcuno riesca a ritrovarlo, prima o poi, però l’esperienza della carrambata dopo anni di oblìo l’ho provata e non m’è piaciuta per niente, quindi forse è meglio così.

  4. mIRC…ahahah che roba…io avevo creato un canale di musica britpop chimato #uk alla fine eravmo diventati oltre 50 e sono iniziate liti assurdi tra gelosie e cazzate varie
    è che quel modo di socializzare così facile, per noi cresciuti neanche senza cellulare aveva scombussolato tutto!
    :)

  5. A pensarci bene non rimpiango nessuno che io abbia perso di vista… E ho già in programma un’altra piccola potatura, del resto siamo in primavera e il giardinaggio è d’obbligo ;)

  6. Colpisci sul vivo stamattina con questa storia del perdere persone per strada, sappilo.

    • Eh, ma io e te stranamente viaggiamo spesso sugli stessi binari. <3

  7. Il bello è che tre storie tue (e in parte neanche tanto storie e neanche tutte tue), diventano coinvolgenti. Vuol dire che sei brava.
    Anche io sono legato agli amici del passato. Ma a volte mi chiedo se il coraggio è trovare l’occasione per risentirli, oppure sarebbe più coraggioso ammettere che qui e ora non è come là-allora (e che ognuno di noi non è del tutto la stessa persona).

    • Esatto, dicevo qualche commento più in là, che una persona, una persona che per me era diventata molto importante, l’ho cercata e aggiunta su fb e niente, si era rotto qualcosa. Certe storie devono rimanere così, con la parola fine prima del punto e poi basta.
      [E grazie :*]

  8. anche per me Norvegian wood era stato fuoco. non so se lo sarebbe ancora.
    Mi piacciono le potature di Stravy. Io invece, lascio che i rami secchi cadano da soli

    • Io sono troppo sentimentale per le potature e poi mi manca il pollice verde :)

  9. Mi hai fatto tornare in mente tutti i nomi delle chat che frequentavo. Magari abbiamo pure chattato io e te e non lo sappiamo. Ahah
    E’ affascinante il meccanismo che regola il fluire delle persone nella vita altrui; i motivi per i quali tutti si perdono e uno o due restano, senza spiegazione, senza che tu o loro abbiate fatto chissà che perché le cose andassero come sono andate. Lui ti ha lasciato un oggetto per essere ricordato, almeno. Un libro straordinario che sarà pure fuoco, ma è di uno strazio ai massimi livelli. Comunque straordinario, che non consiglio però a chi vive un momento no. :)

    • Ti immagini? La cosa non mi stupirebbe, più giro, più mi rendo conto che il web è piccolissimo, un piccolo condominio :)
      Certe volte mi verrebbe di rileggerlo, il libro, poi non lo faccio per paura di non trovarlo più così tanto straordinario come dodici anni fa :)

  10. Il virtuale non è solo che uno specchio del reale e le relazioni che vi si instaurano seguono le stesse dinamiche, forse con più accelerazione. Bisogna capire se la nostalgia che proviamo di certi rapporti del passato è legata alla persona oppure, all’ idea che ci eravamo fatti di lei, del momento, o di entrambe le cose. E’ curioso come come si possa perfino immaginare che ciò duri nel tempo, ci crediamo, lo vorremmo e se immaginiamo la nostra vita senza questa persona la immaginiamo un po’ più vuota. Ci sono persone che vorrei rimanessero come binari paralleli nella mia vita anche se non sono più binari transitati. Altre che inevitabilmente e talvolta senza spiegazione sono diventati binari morti. Bisogna accettarlo perché la vita staccia e guarda avanti e lascia solo ciò che è importante o semplicemente ancora vivo per noi. Bel post che mette nostalgia. Oserei dire anche una prematura nostalgia. Ma io sono un’idealista sognatrice e con me giochi in casa.:) Brava Claudia. E’ sempre un piacere leggerti.

    • Grazie, pennabianca, con “prematura nostalgia” mi hai fatto riflettere. Penso alle persone che sono nella mia vita adesso e penso che tra dodici anni probabilmente potrei ritrovarmi a scrivere un post su di loro, su quello che hanno significato per me. I rapporti cambiano e alcuni si evolvono, altri si estinguono, ma sai, quasi quasi non c’è nulla di triste in tutto questo, è il corso degli eventi, ed è bello anche così :)

  11. “… almeno niente che si possa toccare…” mi piace molto questa espressione finale.

  12. Mi è piaciuto moltissimo.

  13. Quel libro è veramente fuoco. E questo post è a dir poco stupendo. Mi ha fatto fare un salto indietro ai miei, di quindici anni. Mi domando se i quindicenni di oggi le vivano ancora, certe cose… :°°

    • Sai che non lo so? Credo di sì, comunque, che in qualche modo, magari in modi diversi le vivano ancora.
      Grazie, Rosapelo :)

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