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Matrioska

Posted by on Nov 16, 2012 in Me, myself | 42 comments

Sono arrivati i polacchi!

Qualcuno lo diceva per primo, qualcuno che aveva visto passare i furgoni, aprire le gambe dei tavoli di ferro, sistemare tutti quegli oggettini uno vicino all’altro.
Tiravano fuori i cannocchiali e i telescopi, le polaroid, i coltellini multiuso, le torce, le bambole di pezza.
Lo facevano in piazza, l’unica piazza del paese, tra le panchine dei pensionati, i bar degli scansafatiche, il passeggio della domenica.

Cianfrusaglie.

Ho sempre provato una sorta di pena per chi non riesce a cogliere il valore delle cose, anche di quelle piccole, apparentemente inutili. Il mercatino era pieno di bambini che andavano a curiosare, alcuni stavano lì per ore, guardavano tutte le bancarelle con gli occhioni smaniosi, prima di venire strattonati dal genitore di turno, altri si ficcavano le mani in tasca per contare gli spiccioli, quelli più audaci sgraffignavano qualcosa, anche solo un sacchetto di biglie.

Io ci andavo con mio nonno. A casa mia, nessuno le chiamava cianfrusaglie, quelle cose lì. E io ogni volta che ci andavo mi sentivo fortunata, perché potevo scegliere cosa comprare, di cosa innamorarmi per un periodo più o meno lungo di tempo.

E una volta mi sono innamorata di un pulcino giallo, di stagno. Gli davi la carica e lui camminava facendo un rumore di ferraglia. Credo di averci passato interi pomeriggi, dopo la scuola. Forse aveva addirittura un nome, forse immaginavo sarebbe diventato gallina, un giorno.

Mio zio, invece, aveva comprato una trottola, di quelle di legno coi solchi attorno ai quali arrotolare il cordoncino. Lui la posava a terra tutta arrotolata, tirava forte la corda e la trottola iniziava a ruotare sul posto, fino a quando, poverina, non ce la faceva più. Io non sono mai stata capace neanche di arrotolare la corda attorno alla pancia della trottola, ci ho provato più volte ma niente, mi sfuggiva dalle mani, preferivo rimanere ipnotizzata dai giri. Ed è ancora così, molte cose che mi piacciono non le so fare, ma amo guardare gli altri che le fanno bene.

Anche la matrioska è ciarpame, senza dubbio. Io però quando l’ho vista, quando le ho viste tutte in fila, dalla più grande alla più piccolina, quasi minuscola, lì tutte fiere, io non sapevo cosa fossero, ma le ho amate subito, tutte e otto. La signora dietro al tavolo mi ha fatto vedere come stavano tutte l’una dentro l’altra e a me è sembrata una cosa geniale, mi sono chiesta a chi fosse mai venuto in mente di fare delle bambole a incastro. E questa è l’unica cosa che ancora mi resta dei polacchi, o russi, non so di che nazionalità fossero, so solo che ho inventato un sacco di storie con la famiglia delle mie matrioske, in alcune erano tutte sorelle, in altre il papà era la matrioska più grossa. Aveva il rossetto e le guanciotte, è vero, ma io non sono mai stata una che si formalizza.

42 Comments

  1. Io andavo matta per le matrioske, proprio matta. E avevo anche la trottola di legno col filo, e la sapevo anche far andare, un tempo.
    E in uno di questi mercatini una volta un signore mi regalò delle biglie. Biglie vere, di vetro, che io non avevo mai avuto perché quando io avevo l’età per giocare con le biglie c’era già Cicciobello che faceva le bolle e la pipì e c’era la casa delle Barbie e insomma le biglie non s’usavano più. Invece quel signore vide me e mia sorella che strabiliavamo davanti a quelle semplici sfere di vetro colorate, e ce ne regalò una manciata. Già il fatto che io mi ricordi di questo episodio la dice lunga. Ce l’ho ancora, una biglia di quel giorno lì.

    • mò c’ho voglia di mare, sabbia, castelli e piste ovviamente con le biglie!! … però le mie biglie erano di plastica, di quelle con la foto del ciclista dentro (ovviamente non mi chiedere chi avevo io, per me erano insignificanti omini) … e sì che quelle in vetro erano mille volte più carine, fuori budget consentito però! mannaggia..

    • Che bello! Io avevo un secchio (di quelli che si usano per lavare i pavimenti) pieno di biglie di vetro colorate. Ma erano di mio padre e io gliele ho tutte perse :

  2. io dai polacchi ho acquistato due Raketa originali, uno con un design insuperabile, l’altro con l’effigie di Lenin. Entrambi hanno smesso di funzionare, poi, e ben due orologiai mi hanno sconsigliato di metterci le mani. Troppo dispendioso, dicono.

    • Sì, ma infatti, in mezzo a tutte quelle robe di plastica, secondo me, per chi ne capiva, riuscivi a trovare delle chicche (a parte i pulcini di stagno, che sono chicche pure quelle, oh) ;)

  3. se ti può consolare il mio babbo chiama simpaticamente ogni strumento ed oggetto cianfrusaglia: dal giochino trovato nei sofficini, agli attrezzi per cucina, fai da te e quant’altro, dai miei libri ai francobolli che colleziona mia sorella, dal telecomando al lettore mp3, ovviamente passando per l’infame cellulare!! ;)

    Io.. sono sempre rimasta affascinata da trottole e matrioske, forse perchè a casa mia erano solo oggetti di passaggio…

    in ogni caso, per dirla a parole tue, oggi mi sento contemporaneamente sfinita come la trottolina ed ubriaca – ipnotizzata dal guardarla girare, peccato che il mio soggetto sia molto meno affascinante: chiamasi inutile susseguirsi di parole scritto e pubblicato per la sola immensa gioia della relatrice, in gergo tesi. ;)

    • Michi, sfinita ed ubriaca mi sembrano due cose molto belle, cose di soddisfazione :)

  4. Russi. Erano russi. E esistevano già ai tempi della mia adolescenza. Allora vendevano macchine fotografiche, e attrezzeria da danza. Avevo una fidanzata che frequentava l’Accademia di Danza Classica allora, e ricordo domeniche mattina a Porta Portese alla caccia di scarpe da punta “che come le fanno loro non le fa nessuno”. Bel tuffo nel passato… :)

    • Uh, ma dai, questa cosa delle punte mica la sapevo! Bel ricordo :*
      Ps. appena mi ritaglio un attimo di tranquillità, vado a leggere il tuo racconto.

      • Che anfatti so’ du’ settimane che te sto a aspetta’… ;) quando vuoi Claudia, senza fretta. Davvero. :)

  5. Io avuto due nonne e due nonni, come tutti del resto. Quelli che sono vissuti in casa con noi erano meravigliosi e li adoravo. Gli altri due meno e quando mamma mi spediva un paio di giorni da loro era sempre un problema. Loro però avevano una matrioska che anch’io ricordo essere come una delle bambole più affascinanti e simpatiche mai incontrate. Secondo me è la bambola dei curiosi, dei creduloni e dei sognatori. Dopo la matrioska c’è “Metti” (“metti la bambola in tasca” diceva lo slogan) una bambola che ripiegavi come un fazzoletto. L’ho rivista in qualche mercatino delle pulci ma quella secondo me te la sei persa.Sei trooooopppo giovane :-)

    • Oddio, no, questa proprio non me la ricordo.
      L’ho appena cercata su Google, ma è bellissima e inquietante allo stesso tempo! :D

      • Perché inquietante ? E’ solo una contorsionista ai massimi livelli :-)

  6. Reblogged this on i cittadini prima di tutto and commented:
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  7. Anche io avrò le mie belle matrioske e ci giocavo per ore. Aperte chiuse, mamma, papà e uno stuolo di bamini…usate come bicchierini per le bambole. La più piccola, quella intera era tutta rosicchiata. Peccato averla persa :) bacioni

    • Stravagaria, anch’io le usavo come bicchierini ;)
      bacioni a te!

  8. mindblowing storytelling :)

  9. Io le biglie le volevo a ogni santo mercato. tiravo su parecchi capricci, evidentemente. perché una volta mamma mi ha piazzato una mano in faccia in mezzo alla folla. ricordo i particolari di quella volta e non ero molto grande. anche questa la dice lunga. L’umiliazione non l’ho mai digerita come se niente fosse.
    La matrioska invece ce l’aveva mia zia. Almeno fin quando mia sorella e io non ce la siamo fatta regalare.

    • “ce la siamo fatta regalare” is the new “l’abbiamo trafugata da casa sua”? :D

      • Una cosa a metà. Sai quando insisti tanto che uno non può far altro che cedere? :D

  10. Io ho mensole e cassetti pieni di oggetti che apparentemente non hanno alcuna importanza, ma che spesso, quando mi addormento la sera, mi ricordano viaggi che ho fatto, persone che ho conosciuto, affetti persi nel tempo e poi ritrovati – per non parlare dei diari di scuola con il loro carico di frasi melense e disegnini buffi. Quand’ero piccola, poi, ero affascinata da un macinino per il caffè che conservava mio nonno nella sua cucina. Ora mi manca tanto, anche se il macinino è rimasto.

    • Finiremo come quelli di “Sepolti in casa”, il programma di Real Time :)
      Da mia nonna giocavo sempre con un’ocarina, poi mi è cascata dalle mani e si è rotta. Era attaccata con la colla, ma non suonava più come prima. Anche a me manca tanto.

  11. Di cianfrusaglie è pieno il mondo, ogni casa, ogni cassetto. Saranno cose inutili o poco pratiche (la categoria può comprendere potenzialmente tutto) ma sono gli oggetti in cui si impigliano più facilmente i ricordi.

    • Già, infatti quando arrivano le pulizie di primavera io sto male. A ‘sto giro ho buttato una bustona piena di biglietti aerei, opuscoli, mappe e robe di viaggi di anni fa. Ma mi toccava.

      • Io ci provo ogni primavera (ed estate, inverno, autunno e mezze stagioni) ma le cianfrusagliette rimangono salde al loro posto. Però una matrioska non ce l’ho, dovrei provvedere?

        • Ricordati di comprartene una al prossimo mercatino russo ;)

  12. Sai Cla? io ho ancora la mia Matrioska.
    Preziosissima per me, me l’aveva regalata mio papà e sotto ad ognuna aveva appiciccato un etichetta con il nome.
    Nome russo, ovviamente.
    E io mi ricordo alla perfezione come si chiamano, anzi te lo scrivo, guarda, dalla più grande alla più piccola: Natascia, Katiuscia, Nadiesda, Olga, Irina.
    A cosa mi hai fatto pensare Cla…quando vedo quei mercatini guardo sempre le matrioske,
    Che bello è stato venire con te al mercatino, Cla :-)
    Bacetti cara!

  13. pensa che io sono quasi deciso a comperare un manichino. Altro che matrioska!

    • Un manichino di quelli dei negozi di abbigliamento? A me fanno paura, lo metti sul balcone, tipo spaventaladri? :)

      • anche. E poi all’entrata, come appendiabiti e sull’armadio, per vigilare

  14. Quando vedo una matrioska, di qualsiasi dimensione sia, penso sempre: chissà dov’è quella più grande.

  15. ehm

    • Lo so. Domenica sarà tutto finito. Poi mi toccherà una settimana di recupero per tutto quello che ho lasciato indietro.

      • non ti preoccupare, non ci muoviamo da qui :-)

  16. Io da piccolino nella matrioska madre (o padre, ehm) ci ho nascosto dei soldi e l’ho sepolta in un campo. Quasi quasi, visto il periodo cupo, vado a dissotterrarla.

    • Io l’ho fatto con un barattolo di vetro. Ho nascosto soldi e una cassetta in cui io e alcune mie amiche avevamo registrato i nostri segreti segretissimi. Un giorno la troveranno gli alieni e capiranno perché ci siamo estinti :D

  17. Anche io avevo una matrioska. Mi pare fossero in quattro a stare l’una nell’altra. Poi la più grande ha deciso di sparire e si è portata dietro – dentro – le altre, non le ho mai più riviste.

    • Potrebbe essere l’inizio di un libro, di un video, di qualcosa. Mi piace.
      Condivido il tuo dolore, ad ogni modo.

      • Grazie, so di poter contare su di te.

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