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Cocci

Posted by on Apr 9, 2013 in Me, myself | 38 comments

Quando non voglio pensare, io mi trasformo nella casalinga perfetta.
Lavo, stiro, spolvero, pulisco sul pulito, cucino piatti con tempi di preparazione dalle due ore in su. Aspiro l’aspirabile, sbianco le fughe delle piastrelle, metto la cera, tolgo la cera. Se non avessi paura di finire al pronto soccorso, farei il bagno ai gatti che, lo so, non si lavano, ma io quando non voglio pensare, mi trasformo nel diavolo della Tasmania del focolare. Che poi, non so se sia vera la storia dei diavoli della Tasmania, se siano proprio così come nel cartone animato, ma non voglio indagare.
Ecco, non voglio pensare, non voglio indagare, non voglio approfondire niente, voglio solo concentrarmi sul calcare che si forma sotto il rubinetto del bagno, che fa uscire l’acqua che schizza, che la separa e la spezza. E poi il grasso sulla cappa della cucina che, strofini e strofini, e non viene mai via.

Non voglio pensare e mentre mi sforzo di non pensare, lo schianto del barattolo a terra mi costringe a farlo. Mi giro ed è lì che mi guarda, con la faccia sorridente, dipinta di rosso e di nero, come se non fosse successo niente. E invece è successo che un pezzo di testa è volato via sotto al tavolo e io sono rimasta lì, non so per quanti secondi, a guardare il barattolo ferito. Mi ha ricordato un pomeriggio di svacco ai giardini, quando ho piantato una spranga di ferro nel ginocchio di un amico, giocando, e mentre io piangevo disperata, lui mi rassicurava che non fosse successo niente, un paio di punti e tutto a posto. E io piangevo lo stesso, però.

Non ho pianto, stavolta, sono solo scesa dalla sedia su cui ero salita per pulire la cappa e ho raccolto l’unico coccio che si era staccato. L’ho guardato, l’ho rigirato tra le dita e ho provato ad appoggiarlo al barattolo come quando, nel box, cercavo di infilare le formine geometriche nelle giuste fessure del cubo di plastica colorato. Sembrava che qualcuno l’avesse staccato col laser, tanto aderiva preciso.
Così ho preso un paio di fogli di giornale e li ho messi sul tavolo. Ho aperto la colla con tutta la cura di cui ero capace. Sono un’inetta con i lavori manuali, già mi immaginavo con le dita attaccate al vestito e il vestito attaccato alle calze, ma no, ho incollato al barattolo la parte di testa rotta, l’ho lasciato asciugare. Ho ammirato il lavoro e mi sono congratulata con me stessa. Mi sono specchiata tutta sghemba nella cappa lucida, ho rimesso il barattolo al suo posto.

Nessuno si accorgerà di niente. Devi proprio prenderlo in mano, per farci caso. Però la crepa c’è, è dietro ma c’è e io lo so. E anche lui lo sa, pure se ride.
E ho pensato che è proprio così che succede anche con le persone.

38 Comments

  1. Che bello Claudia questo post. Bello perché sincero, vero. La chiusa è un pugno nello stomaco perché una metafora migliore non potevi trovarla. Però di solito io non ci riesco a ridere.Non subito. Nemmeno se usi l’attak. ciao :-)

    • Neanch’io, Sandra. Sono una a cui i graffi non si rimarginano mai del tutto, purtroppo :)

  2. C’era tutta una spiegazione psicologica, del come mai le attività pratiche ci regalano la felicità. Ma anche leggere blog non è male ;-)

    • Io ho sempre detto che, nella prossima vita, vorrei rinascere contadina :)
      (Però anche ricca ereditiera con tanto tempo per leggere non sarebbe male)

      • Contadina non è affatto male…
        Mi hai riportato alla mente Andrea De Carlo, “Due di Due” se non erro… :-)

  3. Sì, c’è.

    • Eh, purtroppo.

  4. curioso: pensa che al mio paese in toscana “fare i cocci” significa rompere un relazione sentimentale o d’amicizia…
    (e comunque, ti capisco perfettamente rispetto alle pulizie: ma quanto è rilassante, certe volte?!?)

    • Questa cosa di “fare i cocci” non la sapevo, forte ;)
      (Le pulizie sono una terapia che funziona sempre!)

  5. Io prima correvo e da quando non corro più sono un po’ più triste. Questo per dire che, se non hai altro da pulire, fatti una bella corsa!

    • Ecco, la segno tra le cose che dovrei cominciare a fare davvero ;)

  6. Ma che cacchio..almeno venisse anche a me sta voglia di pulire, questa tristezza avrebbe allora avuto un’utilità! E invece niente.
    Bella la storia della crepa, me piace.
    Ps.sono sempre io l’Ylenia che ti segue su instagramme.

    • Hai ragione, almeno serve a qualcosa. Non ho mai avuto la casa così pulita :D
      Ps. adesso ho collegato! :D

  7. Mi hai fatto ricordare di un pomeriggio a casa dei nonni. Io e mio cugino avevamo provocato il suicidio di una bellissima lampada da tavolo con la base inserita in un vaso color corallo, andato in pezzi. Non tanti.
    Li abbiamo rincollati tutti con la colla con la palettina bianca dentro. I miei nonni non se ne sono mai accorti, o almeno è quello che hanno dato a vedere a noi. ;) Il lampadario sta ancora lì. E’ un bell’episodio per me, ti ringrazio.

    (Uno certe colle le sottovaluta, e invece…)

  8. Un barattolo incollato bene può resistere straordinariamente a lungo, proverei a essere fiducioso.

    • Sono in fase pessimismo cosmico, Aub. Non so se si nota :D

  9. Belli i tuoi amici, sprangati o barattoli che siano, sorridono senza farti pesare la sofferenza ….

    • Questa è una cosa molto bella a cui non ero arrivata. Grazie, rodixidor, è vero.

  10. La crepa, per quanto ben rattoppata, resta inquietante: uno guarda la parete o rassetta febbrilmente le stanze pur di non pensare, e la parete gli si inchioda nel cervello.
    ml

    • È esattamente così.
      Ciao Massimo :)

  11. E’ vero, accade proprio la stessa cosa anche con le persone.
    Che bello questo post, tesoro.
    Bacio, Cla!

    • Grazie, Miss :*
      Buon weekend <3

  12. La crepa c’è, ma il barattolo è tornato a posto (nella sostanza e non solo esteticamente ;-)).

    Quel “Aspiro l’aspirabile” mi ha ricordato “pratiche illegali” di Diego Armando Maradona :-)

    • Eh, le pulizie non sono mai state così stupefacenti ;)

  13. Qualche piccola crepa fa parte della vita, ma non tutte le crepe vengono per nuocere e poi anche i cocci si possono riciclare :) bellissimo post!

    • Grazie stravagaria! :*

  14. Il barattolo crepato non sarà nè piu’ bello né piu’ visssuto, né piu’ capiente.
    Sarà solo un barattolo pu’ crepato e se guardi bene ha gli angoli della bocca che non ridono piu’ come ridevano prima.

    • Hai colto.

  15. Eppure lo sento il tuo silenzio. Da qualche mese in qua.
    Mi spiego, no?
    Sembra essere un momento sociale questa latenza…

    • Hai mancato una “a” davanti a sociale :)
      Che poi no, sarà asociale all’esterno, ma sto socializzando molto con me stessa ultimamente.
      Mi spiego, no? :*

  16. Bhe forse lui continua a sorridere apprezzando l’impegno nel metterlo a posto… No? (e non vale solo per i barattoli)

    • Già. Però l’impegno non basta :)
      (passerà il periodo leopardiano, promesso)

  17. Le crepe fanno bene, basta imparare una tecnica buona per portarle… forse.

    • Però potrebbero anche inventare la crema anticrepe, eh :)

  18. E’ un periodo così. Mi pare che tu ti stia cercando. Ricorda che non è importante trovarsi. Come non è importante la meta ma il viaggio. E’ la ricerca, che ha senso. Se ti sembra di cercare cercare e non trovare nulla, non abbatterti.
    Poi magari non ho capito una cippalippa, e in quel caso buona pulizia… :D :D :D

  19. congratulazioni, sei in un club ristretto! questo non è un premio ma un riconoscimento per i miei blog preferiti. tu sei tra questi. da oggi sei ufficialmente Betty approved! (maggiori info qui:http://elisabettapendola.com/2013/04/15/intermezzo-melodrammatico/ )- ti conferisco il fiocco lo puoi appuntare dove ti pare (anche in bagno) ;) ce l’ha anche Imma di DolciAGoGo nella sidebar! : http://elisabettapendola.files.wordpress.com/2013/04/betty1_02.png?w=600

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