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Cose in ordine alfabetico (L-Z)

Posted by on Feb 16, 2014 in Me, myself | 14 comments

La faccenda è alquanto strana. Mi dicono sempre come fai, fai milioni di cose. E io, tutte le volte, resto un po’ stranita, non so cosa rispondere. Ancora non ho ben capito se è solo quello che gli altri percepiscono di me oppure è vero, faccio un sacco di cose. Il fatto è che ho continuamente la sensazione di non farne abbastanza, almeno non tutte quelle che vorrei. Sarà questo.

Ma le “d” eufoniche, no? Parliamone. Prima le usavo in maniera smodata, poi ho cominciato a pensare che forse sarebbe stato meglio regolarmi, fino a quando ho smesso di usarle quasi del tutto, o comunque solo lo stretto necessario. Adesso, quando le leggo, mi danno la nausea. Un po’ come il caffè troppo dolce, io che prima lo bevevo con dentro due bustine e mezzo di zucchero.

Non è mai troppo tardi per fare qualsiasi cosa, dicono. E lo credo anch’io. Epperò dovrebbe crederlo anche tutta la parte di me che ha paura di cambiare alcune situazioni di comodo e si autoconvince che ormai sia tardi. Come sono brava ad autoconvincermi io, nessuno mai.

Oltre è stata la prima canzone di Erica Mou che ho ascoltato, mesi fa. L’aveva condivisa su qualche social qualcuno che non ricordo, con un pezzo di testo. È stato subito amore, di quell’album e anche di quello successivo, ma proprio roba di ascolti in cuffia per ore, roba che mi vergogno di quante volte ascolto la stessa canzone e allora mi metto in sessione privata su Spotify. I social sono così, non ti ricordi da chi è partito, sai solo che è arrivato a te e non è un caso.

Più invecchio, nel senso che mi insaggio, più ho bisogno di passare del tempo con la bambina che è in me. Tipo, proprio adesso abbiamo inventato la parola insaggiarsi, che è riflessiva, ma neanche tanto. Poi ci piace anche uscire fuori tema e non approfondire i pensieri. Ci divertiamo con poco.

Quanto tempo è passato dall’ultima volta che ti sei messo a saltare sul letto? Intendo saltare coi piedi sul letto, altri modi non valgono. Nel mio caso, sono passate due ore. Voglio saltare sul letto fino a quando non sarò troppo pesante da temere per le doghe in legno. Ma probabilmente continuerò a farlo anche dopo.

Risistemando scatole di lettere, è spuntato fuori un vecchio block notes del 1997. Probabilmente era un gadget di qualche giornale, considerando che sotto ogni pagina c’è scritto questo è il mio block-notes di Ricky Martin. Lo portavo a scuola e ci scrivevo dei pensieri durante le ore di lezione, cose del tipo “ Ore 09.40 – è entrato il prof di inglese. Già si vede che è incavolato, chissà come andrà a finire. Evviva, ha chiamato Angelo e Luigi! E anche oggi me la sono scampata.” Primo anno di liceo, che tempi.

Se potessi scegliere dove andare adesso, me ne andrei in un bosco, umido e verde e pieno di ombra e tra le ombre il sole. Camminerei per ore schiacciando aghi di pino e respirando corteccia e linfa. Se potessi scegliere, adesso sarebbe quasi estate. Ma va bene anche così, con le pentola borbottante di bietole, la casa silenziosa e le dita sulla tastiera.

Tu. La cosa numero T. Una delle migliori.

Un conto è desiderare una vita spericolata, un conto è trovarti di fronte a un salto nel vuoto, tenuta da un elastico che non sai se ti reggerà. Salteresti? Ho ancora un po’ di tempo per pensarci.

Vorrei avere un centesimo, un centesimo della convinzione che hanno alcuni quando parlano di argomenti che non conoscono, di posti in cui non sono mai stati, di persone che non hanno mai visto, di libri che non hanno mai letto. Mi basterebbe anche solo essere convinta delle cose che so, ma anche quelle riesco a metterle sempre in dubbio.

Zabaione, zabajone, zabaglione, insomma quello. Andavo a prendere le uova dal culo della gallina, poi le portavo a mamma, lei le frullava con uno sbattitore rosso a due fruste e tanto ma tanto tanto zucchero. Poi mi riempiva il bicchiere di giallo e io bevevo quella poltiglia profumata davanti a Hello Spank. Farei un figlio adesso solo per rifare gli stessi gesti e farmi guardare con gli stessi occhi, cose che passano ma non passano mai.

14 Comments

  1. Faccio “ooooooooooooooooh” come i bambini, davanti al monitor. E mi ero perso (A-I) e me lo sono andato a leggere… proprio bello. :)

    • ooooooooh anch’io, al tuo “ooooooh” :)
      Grazie, mi sa che ogni tanto le notifiche del blog fanno i capricci.
      <3

    • max, perlomeno tu te l’eri perso. a me ci sono voluti tutti e due i post per capire che i periodi erano in ordine alfabetico :D
      (brava, cla! bello bello)

      • Ahahah non sei stato l’unico :D
        Grazie, comunque ;)

  2. Anche io faccio oooh…e un centesimo di quella convinzione alla quale ti riferisci la vorrei avere anch’io, Cla.
    Un bacio a te.

    • È una mancanza che abbiamo in molti, a quanto pare.
      Un abbraccio

      • Questa sera ho visto un film dove, a un certo punto, un personaggio dice che “l’intelligenza è capire prima di affermare”.
        Mi sembra un definizione opposta alla convinzione che descrivi.

        p.s. sottolineo il “mi sembra” :-)

        • Sì, lo è, il bello è che la strada spianata spesso (e sottolineo spesso) non ce l’hanno gli intelligenti, ma i convinti :)

  3. Spero di essere stata io a farti conoscere la Mou, ché mesi fa l’ho scoperta per caso in una notte da girovaga sul Tubo ed ho condiviso sicuramente qualcosa sul blog.
    Scommetto che non è andata così, ma voglio pensare di sì, così, per una volta, sarò stata io a regalare qualcosa di bello a te. :)

    • Oh, tesoro, può essere benissimo!
      Ma tu mi regali un sacco di cose, sempre :)

  4. Esercizi di stile dalla A alla Z.

    • Mi piace stilare (con la elle) :D

  5. Quanto mi ci rivedo nella U…

    • Prendiamoci un po’ di tempo per decidere se saltare :)

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