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Disimpegno

Posted by on Mag 24, 2014 in Me, myself | 2 comments

Ogni tanto mi siedo sul bracciolo del mio divano e me ne sto qui, spalle al muro e gambe incrociate. Spesso lo faccio quando devo aspettare di uscire, quando sono in anticipo e mi manca solo di infilare la giacca e andar via. Non so perché mi metto sul bracciolo, forse perché è vicino alla porta, ma anche a fianco a una presa elettrica col cellulare perennemente attaccato oppure perché, chissà, qualche secolo fa ero uno di quei gatti a cui piaceva intrattenersi in posti alti e scomodissimi, cornicioni, paletti dei recinti, vasi sporgenti fuori dai balconi. Perché il bracciolo non è comodo per niente, ma da qui riesco a guardare tutta la mia piccola casa e adesso, guardando la mia piccola casa, col sole che entra dalla finestra di lato, palle di pelo di gatto e capelli rossicci che rotolano come nel Far West di Wile il coyote, le stanze ordinate ma piene di cianfrusaglie, da qui, col Mac sulle gambe, mi sento compiuta.

Sono rarissimi i momenti in cui mi sento compiuta, è più facile che ci sia sempre qualcosa che manchi, che non sia come lo voglio io, che mi faccia sentire irrisolta. Quindi mi godo questo breve istante di compiutezza, dove tutto sembra essere al posto giusto, anche la sciarpina che sta per cadere a terra, gettata distrattamente sulla sedia, anche i fiori ormai morti che dovrei buttare prima che aleggi nell’aria puzza di camposanto, addirittura io, seduta su questo bracciolo col Mac in bilico sulle ginocchia, sono nel posto in cui dovrei essere.

Guardo il disimpegno e penso che se qualcuno mi chiedesse qual è la mia stanza preferita, direi il disimpegno. Ma nessuno mi ha mai chiesto quale fosse la mia stanza preferita, o forse sì, tempo fa, e io avrò risposto, boh, il soggiorno, magari la cucina. Perché prima del bracciolo, prima di oggi, non avevo mai riflettuto sul disimpegno, che merita di essere la mia stanza preferita già solo per il nome. E poi perché non è una stanza, è una specie di snodo, un luogo di passaggio, un limbo. Un nonluogo come le stazioni. E anch’io mi sento un po’ uno snodo, un posto che conduce in altri posti, in cui non ti fermi mai troppo. Perché dovresti.

Mi sento così, disimpegnata, indipendente e staccata da tutto, ideologie, associazioni, categorie, partiti, comunità. Un luogo in cui c’è corrente, mai aria stagnante, un posto in cui non mi fermo mai troppo. Perché dovrei*.

*Per un sacco di motivi. Ma oggi no.

2 Comments

  1. Non è casuale che io un disimpegno non lo abbia mai avuto, in nessuna delle case che ho occupato. Però ogni tanto lo vorrei, ecco.

    • Posso ospitarti nel mio, qualche volta. Ma giusto un paio di minuti, il tempo di decidere dove andare ;)

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