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Grigio fumo di Londra

Posted by on Gen 28, 2015 in Me, myself | 5 comments

Arrivo sempre in ufficio prima di tutti, ho le chiavi, apro io.
Mi richiudo la porta alle spalle, tiro su le veneziane alle vetrate, faccio iniziare anche a loro il lavoro per cui sono state pagate, far passare la luce bianca o gialla se c’è il sole o grigio fumo come stamattina che è una mattinata grigio fumo ma solo fuori. Quando ero piccola mettevo sempre i collant grigio fumo di Londra, dicevo proprio così alla merciaia, un paio di calze grigio fumo di Londra che di solito erano molto pesanti e molto lavorate e però, stranamente, pizzicavano poco. Le mettevo la domenica per andare a messa, con la gonna e gli scarponcini bordeaux. Mi vestivo molto meglio da piccola, forse perché i vestiti non li sceglievo io, ero sempre impeccabile, a parte una volta, alla recita di quinta elementare. Forse mamma si era fatta prendere troppo la mano con la faccenda del Natale, ma ho delle foto in cui sono vestita completamente di rosso: gonna rossa, scarpe rosse, cardigan rosso. E non facevo la parte di Santa Claus, facevo la presentatrice. Ogni volta che guardo quella foto, io che sorrido col microfono in mano, vestita come Claudia Vinciguerra versione ancora più mignon, mi ricordo i pomeriggi passati a ripetere in cucina con mamma che ascoltava, mentre preparava il ciambellone o i toast o i tarallucci di Mulino Bianco uno sull’altro con la Nutella in mezzo. E ogni volta che sbagliavo, dicevo pardon e mamma rideva.
“Perché dici pardon quando sbagli.”
“Eh boh, alla tv lo dicono.”
Poi non ho sbagliato e non ho detto pardon. Peccato, sarebbe stato bello.

Peccato che l’unica volta in cui sono andata a Londra, per tutto il weekend c’è stato il sole. Sull’aereo ripetevo che bello, finalmente vedrò il cielo grigio fumo di Londra e invece sempre sole, neanche una misera nuvola, e sono tornata a casa un po’ delusa anche se Londra mi è piaciuta tanto, anche azzurro cielo di Londra ha il suo perché.

E insomma, dopo aver aperto le veneziane, mi siedo alla mia scrivania e sto un momento così, apro l’agenda e guardo quello che ho da non fare e il “non” non è un errore, un avverbio di troppo, sta lì perché solitamente non faccio mai quello che ho scritto, la giornata prende vie traverse, vicoletti senza uscita o che sbucano in posti inaspettati. Le cose che scrivo sull’agenda le farò, prima o poi.
Amo il momento in cui sono sola in ufficio, prima che vengano tutti, prima dei buongiorno, dei discorsi sui film della sera prima, su Uomini e Donne, prima del caffè, delle domande, del via alle telefonate. Amo quando resto sola dopo tutto questo, dopo il vociare, i problemi altrui, i consigli, il caos. Resto sola con le mie carte e il lavoro arretrato che anche quello farò, prima o poi. Non che non sopporti i miei colleghi, è che preferisco il silenzio, la musica di sottofondo e la quiete prima e dopo le tempeste.
Quella prima ha il gusto dell’attesa, quella dopo ha il sapore della tregua.
Dopotutto, sono i momenti in cui è più facile pensare.

A cosa stai pensando? Scrivi qualcosa. Facebook incalza, come tutti i giorni, ma oggi non gli do retta, oggi lo scrivo qua, che il grigio fumo di Londra, di Macerata e di ogni cielo di ogni città, mi fa pensare alle persone che mi mancano, che non sono tante, sono due o tre, ma sono bravissime a mancarmi quasi quanto ad esserci. Non dovrebbero mancare così tanto, le persone, è un’ingiustizia. Tra un esserci e l’altro deve passare il tempo giusto, che non so quant’è, forse un paio di ore, un paio di giorni? Dovrei pensarci meglio, ma sono arrivati tutti e squilla il telefono e io ho delle cose da non fare.

5 Comments

  1. A me capita di restare da solo in ufficio la sera, dopo che gli altri vanno via. Lavoro meglio, quando lavoro, e mi sento più libero. Mi sembra di poter fare cose che normalmente non farei tipo, che so, togliermi le scarpe o ballare sulla scrivania. mi sembra ma non lo faccio, è bella la sensazione di poterlo fare.

    • È bello sapere che potresti farlo, sì <3

  2. oh, magari abbiamo appena creato un topos letterario! ci pensi che ficata quando la prof darà il tema “il topos del grigio fumo di londra che è grigio anche altrove, da Claudiappì e Smila Blomma fino ai giorni nostri”

    • E poi si sa che i topos sono grigi, no? (ok, vado)

  3. molto vero, da queste parti non c’è più il grigio fumo di una volta. peffortuna

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