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Daruma

Posted by on Apr 21, 2016 in Me, myself | 4 comments

Potrei scrivere del Giappone, ma sono già passati diversi giorni, non sono brava coi racconti postumi e tiepidi, sono brava a parlare del presente oppure del passato molto passato, quello che poi rielabori alla luce delle cose successe dopo, di tutta la vita nel mezzo. Allora parlerò di adesso, di come sono tornata dal Giappone, non che il viaggio mi abbia cambiata, ma sono partita che era ancora un po’ inverno e sono tornata a primavera, metaforicamente e anche no.

Ma una cosa voglio dirla: il Giappone a un certo punto ti sembra tutto uguale, templi, ciliegi, arigatou gozaimashita, poi di nuovo templi, di nuovo ciliegi e di nuovo arigatou sempre e ovunque. Ma quando stai in aeroporto, anche prima, mentre ci stai andando, mentre per le strade pulitissime e ordinate delle prime ore del mattino l’unico rumore che senti sono le ruote del tuo trolley anche se ti trovi in una metropoli di 15 milioni di abitanti, mentre capisci che te ne stai andando davvero, vuoi già tornare.
È come uno di quei rapporti consolidati, che ormai ti sembra che niente possa più sorprenderti e tutte le strade siano già battute, ma poi, appena le lasci, capisci che non puoi farne a meno, che quelle strade battute ti danno più di quanto possano darti le nuove vie, e i vicoletti e tutti gli incroci messi insieme. Non c’è un perché, è così e basta.
Il Giappone è così e basta. Per me.

Quindi sono tornata vestita di giallo, nonostante il jet lag dei primi giorni, sono tornata con la voglia di fare e vedere e andare e toccare come non ce l’avevo da un po’. Sono tornata con la consapevolezza di essere più di quello che sono stata in questi ultimi mesi, forse in tutto quest’ultimo anno. Sono tornata felice anche di quello che non mi rendeva troppo felice, felice di non pensarci più, di lasciarlo al suo destino, di girargli le spalle e mettere un punto dove mi ostinavo con le virgole. Un punto giallo, brillante, colorato, senza rancore.

Ho comprato una bambola daruma, in Giappone. Le daruma sono bambole votive senza gambe e braccia, c’è solo questo faccione di uomo coi baffi e gli occhi bianchi. Sono anche un po’ brutte, a dire il vero. Però si dice che bisogna disegnare con un pennarello nero un solo occhio, esprimendo un desiderio. Quando questo desiderio viene esaudito, si può disegnare il secondo occhio. La mia daruma ha ancora tutti e due gli occhi bianchi, non ho desideri al momento, ho già tutto quello che voglio, ma ho un pennarello nero e non ho paura di usarlo.

4 Comments

  1. È quello che un viaggio deve fare: farti tornare piena di punti da mettere, di voglia di fare e, almeno per un po’, senza desideri. Ho amato molto le tue foto, hai fatto sì che amassi il giappone con te, perciò grazie. Grazie anche della felicità che si respira tra queste righe.

    • Ma grazie a te <3 so che è solo un momento, ma è bello viverlo e condividerlo :*

  2. Ma davvero gli antichi giapponesi usavano i pennarelli? (Oh, comunque la consapevolezza di avere tutto quello che desideri non è cosa da niente, pensaci).

    • Dici che dovrò colorare gli occhi con la cenere o il nero di seppia, tipo? (Comunque lo so, finché dura)

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