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Me tapino

Posted by on Gen 9, 2019 in Me, myself | 2 comments

Le persone si dividono in due categorie: quelle che sbagliano una volta e quelle che sbagliano ancora e ancora.

Io faccio parte di entrambe le categorie, ho fatto sbagli che non ho mai più ripetuto (ad esempio mangiare un’ostrica, come diavolo possano piacervi lo sapete solo voi) e ho fatto sbagli che ho ripetuto tipo pattern, cambiavano i colori e i motivi ma sempre quello era.

In realtà, gli errori che ripetiamo in loop non sono veri errori, almeno non per noi. C’è una piccola parte nella nostra testa che ci dice che in fondo ci piace ripeterli, ci piace lamentarcene, ci fa stare bene avere delle sicurezze, dei pilastri, anche quando ‘sti pilastri li piantiamo in un terreno sabbioso e la casa ci crolla addosso.
Mio Dio, ogni volta la casa mi crolla addosso, me tapino.
Me tapino un cazzo.

Breve digressione sull’esclamazione “me tapino”.
Fino ai 14 anni non conoscevo l’esistenza di questa parola, è comparsa per la prima volta in una lettera venuta fuori dal pugno del mio primo fidanzatino virtuale (rimasto tale, non ci siamo mai visti); lui era livornese e mi scriveva spesso delle lettere con una calligrafia orrenda che solo quello sarebbe bastato a troncare la relazione, ma io ero innamorata perché oggettivamente era figo e poi ero l’unica ad avere un fidanzato virtuale nel lontano ‘97 quando le mie amiche ascoltavano ancora le Spice Girls nel mangianastri. Quindi un giorno ho chiesto alla mia prof di italiano cosa significasse “me tapino” e lei me l’ha spiegato.
Dove l’hai letto?
In un libro.
Seh, credici, come te lo spiego che ho un fidanzato che non ho mai visto e ho conosciuto in chat? Ancora adesso faccio fatica a spiegarlo alla gente che “la vita reale è un’altra cosa”.

Lui mi ha lasciato scomparendo nel nulla proprio come succede nella vita reale. Per mesi ho pensato fosse morto in mare (faceva il nautico e nella mia testa al nautico andavi per mare), poi mi ha scritto che aveva conosciuto un’altra e non sapeva come dirmelo. Tipo scrivendomelo con la tua calligrafia di merda? Ma ok, andiamo oltre.

Dicevo che io sbaglio come tutti e mi piace sapere già che la casa mi crollerà addosso. Quando sento i primi pezzi di intonaco, quello è l’inizio della mia comfort zone, a volte la comfort zone è fatta anche di macerie e non solo di divani e Netflix.

Comunque quella cosa di arredare il tunnel vale anche per gli errori, con qualche merletto diventano molto più carini.

Io ve l’ho detto.

2 Comments

  1. “Me misero, me tapino”. Ma come! Ogni volta che zio Paperone perdeva un affare lo ripeteva girando in circolo fino a scavare solchi!
    Ti mancano proprio le basi, ragazza.
    Ma parliamo dei tuoi errori ricorrenti…

  2. leggevo da qualche parte: un errore ripetuto più di una volta è una decisione.

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